Non so da dove cominciare.
Forse potrei esordire facendo presente che vista la mia venerazione per i Metallica, di gran lunga la mia band preferita, sono un integralista della loro produzione, non solo acquistando tutto quello che fanno uscire, singoli ed edizioni speciali compresi, ma da dodici anni a questa parte l’arrivo di un loro nuovo disco comporta un rituale ormai consolidato per me, e cioè l’acquisto dello stesso proprio il giorno del lancio e l’ascolto immediato a luci spente, porte chiuse e telefono staccato.
A volumi illegali, ovviamente.
Ieri è uscito Death Magnetic, loro nono album da studio, attesissimo anche perché il precedente St. Anger era del 2003, e non era stato un gran successo.
A dir la verità i Metallica sono uno dei gruppi più controversi della storia: creatori del thrash metal ad inizio anni 80, sdoganati al successo commerciale del Black Album nel 1991, e per lo stesso album considerati traditori dallo zoccolo duro di metallari che li avevano cullati fino a quel momento. Quindi una coppia di dischi come Load e Reload che di metal avevano pochissimo (anche se le influenze country non erano necessariamente da disprezzare), la controversia di Napster, il quasi disfacimento della band a cavallo del nuovo millennio, con il cambio di bassista, le terapie di gruppo, i mesi di riabilitazione, il film, e a siglare tutto un album che era nuovamente bello incazzato ma senza assoli, con un suono pessimo della batteria, e prodotto da schifo.
Questo Death Magnetic segna quindi l’esordio di Rob Trujillo al basso come autore al pari di James, Kirk e Lars, gli altri componenti della band, ed è atteso come “ultima spiaggia” per una band che se volesse ormai riuscirebbe a vendere anche dei sottobicchieri come cd, ma che è bollata come in pesante e incontrovertibile declino, incapace di competere con la fama di pilastro del metal quale è.
Ebbene, dopo essere riuscito a non sentire nulla in anticipo se non uno streaming dal loro sito, ed aver visto lo splendido video di The Day That Never Comes, primo singolo dell’album, sono appena reduce dal terzo ascolto completo, dopo aver comprato da buon feticista tutte e tre le versioni uscite (normale, deluxe, limitata a forma di bara con ammenicoli vari inclusi).
Non sono uno che sulla musica azzarda giudizi affrettati, in genere faccio passare qualche tempo e vari ascolti, ma questa cosa devo dirla:
QUEST’ALBUM E’ UNA FOTTUTA BOMBA ATOMICA!
Ecco, l’ho detto.
E non lo dico da fan non obiettivo della band, non mi sono fatto problemi a considerare merda altra roba da loro prodotta, ma quest’album è un calcio nelle palle a tutti i loro detrattori.
Un dito nel culo senza preavviso, un pugno nei denti dato all’improvviso.
Leggendo commenti in giro, vedo che a parte sparuti mentecatti che ormai li sfottono a prescindere, sono tutti rimasti sorpresi dalla riuscita di questo Death Magnetic.
10 pezzi da 7/8 minuti ciascuno, 75 minuti in tutto.
Un album che incorpora la cattiveria e la velocità di Master Of Puppets, la complessità dei riff di ...And Justice For All (parliamo di canzoni con 5/6 riff che si intrecciano senza soluzione di continuità), ma con la superproduzione pulitissima del Black Album.
C’è pure un pezzo strumentale, come nei primi, storici quattro album.
Sono incazzati neri.
James spara riff come una mitragliatrice e urla nel microfono come se dovesse uccidere qualcuno.
Kirk appare ringiovanito di vent’anni e sfodera degli assoli che si annodano a velocità sconsiderate, ispirato come non mai, forse volendo compensare l'assenza della sua arte nel precedente St. Anger.
Lars sembra un batterista vero, con cassa e doppia cassa maltrattate da raffiche di bpm che ci si aspetterebbe fosse in grado solo Joey degli Slipknot.
Rob col suo basso crea un muro del suono che ti colpisce come una sassata in pieno petto.
Quest’album è un martello pneumatico lasciato incontrollato.
Parliamoci chiaro: questi hanno 45 anni a testa, 25 anni di carriera alle spalle, sono ricchi sfondati e non hanno più un cazzo da dimostrare a nessuno. E hanno partorito un album che fa il culo a strisce non solo a tutte le band di bocetti del cazzo che portano avanti il numetal in questi anni, ma anche ai mostri storici del thrash come Testament, Anthrax, Slayer. Stiamo parlando di un album che verrà ricordato vicino a Master e a Justice.
Sono senza parole.
Ci sono pezzi come The Day That Never Comes che ricordano da vicino One, con due/tre strofe di semiballata tranquille e dolci, poi un ponte mitragliato dalle chitarre e dalla batteria, e quindi tre minuti di assolo gemellato, solo-duel fra Kirk e James, assolo di Kirk, e infine altro gemellato.
C’è The Judas Kiss che è la perfetta idealizzazione di questo nuovo corso/ritorno al thrash, con riffoni sincopati a velocità disumane.
E poi c’è All Nightmare Long.
All Nightmare Long è qualcosa di indescrivibile.
E’ come se il cielo si fosse coperto velocemente di nuvole nere, e poi si fosse aperto un varco dal quale ti aspetti di veder scendere i Cavalieri dell’Apocalisse pronti a dar corpo all’Armageddon. E sullo sfondo questa canzone suonata per dare la carica alle truppe di distruttori.
Questa è All Nightmare Long, che sembra Disposable Heroes sotto cocaina suonata a doppia velocità e con delle armi al posto degli strumenti. All Nightmare Long, che ha l’effetto di un bulldozer lanciato a 200 all’ora in autostrada, con tutti gli altri fermi in colonna. All Nighmare Long, che ti fa venire voglia di prendere una mazza da baseball e di distruggere tutto quello che capita a tiro. All Nightmare Long, grazie alla quale anche quest’ultima generazione di metallari potrà vantarsi di avere un inno dei Metallica creato nella propria epoca e non vent’anni prima.
Spazza via qualunque cosa abbia sentito negli ultimi anni.
…sono commosso.
Non mancano difetti a questo Death Magnetic, come i testi non sempre ispiratissimi, o la voce di James che in alcuni momenti suona troppo alta. Qualche pezzo non è trascendentale.
Ma in generale è un fottuto grandissimo album, e se questa è la prima pagina di un nuovo capitolo nella storia dei Metallica, è il miglior incipit che ci si potesse augurare.
Semplicemente il miglior comeback nella storia della musica.
Grazie James, Lars, Kirk, Rob.
Grazie.